L’Opera da 3 euri: una pièce razziiiiista. Prologo.

DISCLAIMER: l’autore della presente pièce è perfettamente conscio che che Abù e Abdùl, i nomi dei protagonisti della storia, non sono, o meglio non possono essere nomi propri, almeno in arabo classico, ma visto che i sostenitori della multiculturanza e dell’etnometicciamento ci sono così affezionati, perché deluderli?

(Prologo: da qualche parte nell’Africa subsahariana occidentale, che è come dire da nessuna parte)

Abù e Abdùl suonano i bonghi.
La pelle di bongo di Abdùl si rompe.
Abù lo guarda, rotea gli occhi tipo Minstrel Show.
Ancora quella franca? dice.
Abdùl si schermisce.
Sta’ lontano dalle franche se vuoi suonare.
Ma che ci vuoi fare? Mi cercano loro.
E tu lo sai che porta male.
Sì ma… (riflette). Ti devo dire una cosa. (Si avvicina ad Abù e gli dice una cosa all’orecchio).
Ce l’hanno bagnata?! chiede Abù. Strabuzza gli occhi Minstrel Show. Ma com’è possibile?
E non lo so com’è, è così e basta.
Mi prendi in giro con questa storia della franca bagnata. Adesso vatti a lavare al mare, se vuoi che suoniamo i bonghi. Sozzi franchi!
Mi ha dato l’indirizzo. (Abdùl mostra una foto sul telefonino). Mi ha regalato il telefonino.
È una fregna di franca!
Voglio andare lì.
Sei scemo? Sono tremila euro, se non ti fermano alla frontiera.
Non ci sono più le frontiere, è tutta Europa adesso.
Sarà ma sono tremila euro.
Vado dall’usuraio.

(entra l’usuraio)

Usuraio: il Serpente dell’arcobaleno, Baldr Odino e Thor sono testimoni del nostro accordo. Come sta tua madre?
Onorerò il mio debito, dice Abdùl.

(continua, stay tuned for more episodes of the 3euros Opera)